La storia

Più di un secolo sulla strada per il Monte Rosa

La Grande Halte è nata come alberghetto sulla mulattiera che da Alagna saliva al Col d'Olen e alla Capanna Margherita. Dal 1946 è il Rifugio Città di Mortara del Club Alpino Italiano. Questa è la sua storia, per quello che ne raccontano i documenti e la memoria della casa.

  1. Dal Duecento

    I Walser e l'Alpe Seewji

    Negli ultimi decenni del Duecento coloni walser scesero dal Vallese e si stabilirono in testa alla Valsesia. Da loro è nata Alagna: un paese di frazioni, di case in legno e pietra, con una lingua propria, il titzschu.

    D'estate i Walser salivano con le bestie ai pascoli alti. La valle d'Olen è uno dei grandi alpeggi di Alagna, e l'Alpe Seewji ne è una tappa: un prato aperto a quasi duemila metri, sotto le creste che portano al colle. Il nome si scrive in molti modi, Seewji, Seiwji, Seevy, come succede ai nomi walser passati di bocca in bocca.

    Il rifugio tra i fiori d'estate all'Alpe Seewji
  2. 1872 – 1907

    La strada del Monte Rosa

    Il Col d'Olen, a 2 881 metri, era il passo dei Walser verso Gressoney. Nell'Ottocento diventa la porta di Alagna sul Monte Rosa: nel 1872 nasce il Corpo Guide di Alagna, nel 1878 sul colle si costruisce un albergo, che diventerà poi il Rifugio Guglielmina.

    Nel 1893 il Club Alpino Italiano inaugura sulla Punta Gnifetti, a 4 554 metri, la Capanna Regina Margherita, portata lassù a pezzi, a dorso di mulo e a spalla. La regina in persona vi sale il 18 agosto. Nel 1907 accanto al colle apre l'istituto di fisiologia d'alta quota voluto da Angelo Mosso.

    Chi sale da Alagna verso il colle, a piedi o con i muli, prende la vecchia mulattiera della valle d'Olen, che passa per l'Alpe Seewji. È lì, a metà strada tra il paese e il colle, che nasce la Grande Halte.

    Una cascata del torrente sotto il rifugio, tra l'erba e le rocce
  3. 1911

    A la Grande Halte

    A cavallo tra Otto e Novecento all'Alpe Seewji apre un alberghetto con un nome francese: A la Grande Halte, la grande sosta. La tradizione della casa ne fissa la nascita nel 1911, l'anno che il rifugio porta nel logo.

    Una vecchia pubblicità lo presenta «sulla strada per il Monte Rosa», all'Alpe Seevy, a quota duemila: ristorante a tutte le ore, pensione e alloggio, una spaziosa sala da pranzo, camere semplici e doppie e la vista sulla Capanna Regina Margherita. Da lì, un'ora e quaranta per Alagna e due ore e mezza per il Colle d'Olen.

    Negli anni Quaranta l'alberghetto appartiene al signor Rimella di Alagna. L'incisione della pubblicità ci è arrivata per gentile concessione della signora Germana Rimella, e oggi è stampata sulle tovagliette del ristorante.

    L'incisione della vecchia pubblicità dell'albergo «A la Grande Halte». Per gentile concessione della signora Germana Rimella.
  4. 1946 – 1947

    Rifugio Città di Mortara

    Nel 1946 a Mortara, in Lomellina, nasce un gruppo del Club Alpino Italiano, sottosezione di Vigevano; l'anno dopo diventa sezione autonoma. Per festeggiare, la prima gita sociale è di due giorni al Col d'Olen, con la salita al Corno del Camoscio: la neve arriva fino a un'ora dalla «Grande Alt», l'alberghetto del signor Rimella, ed è lì che nasce l'idea di comprarlo e farne un rifugio.

    Vigevano stava per aprire il suo rifugio al Col d'Olen e Mortara, racconta la sezione, non voleva essere da meno. Nel 1947 il progetto si realizza: lo promuove il primo presidente, l'avvocato Guglielmo Magnaghi, e i soci sottoscrivono quote da 25 000 lire, a cui più tardi rinunciano, così il rifugio diventa proprietà della sezione.

    Il 22 giugno 1947 due pullman partono da Mortara all'alba e alle nove e mezza sono ad Alagna; da lì si sale a piedi, con il parroco e il sindaco del paese. A mezzogiorno monsignor Dughera, parroco di San Lorenzo a Mortara, celebra la messa al campo e benedice il rifugio, ormai ribattezzato Rifugio Città di Mortara. Ci sono il sindaco di Mortara, il dottor Giovanni Ferrari, i rappresentanti del CAI di Novara e della sede centrale e un centinaio di mortaresi.

    Sulla facciata oggi le targhe dipinte sono due: Grande Halte e Rifugio Città di Mortara.

    La facciata del rifugio sepolta dalla neve, con le targhe dipinte Rifugio Città di Mortara e Grande Halte
  5. 1965 – 2009

    Le piste davanti alla porta

    Nel 1965 la funivia porta gli sciatori da Alagna fino a Punta Indren, a 3 260 metri, ma per un'altra via, da Zaroltu e dalla Bocchetta delle Pisse. La vecchia strada del Colle d'Olen resta in disparte per circa mezzo secolo.

    Nel dicembre del 2000 una cabinovia nuova riporta gli impianti lungo quella strada, da Alagna a Pianalunga, un centinaio di metri sopra il rifugio. Nel 2004 il Funifor sale da Pianalunga al Passo dei Salati e lega Alagna al Monterosa Ski; nel 2009 una funivia nuova va dai Salati a Punta Indren.

    Così la grande sosta dei viaggiatori si ritrova sulle piste, pochi minuti sotto la stazione di Pianalunga: d'inverno ci si arriva con gli sci ai piedi.

    La seggiovia sopra la nebbia, con le cime del Monte Rosa sullo sfondo
  6. Oggi

    Lo stesso tetto

    Il rifugio è ancora della Sezione di Mortara del CAI. È stato ristrutturato con cura, conservando molti degli arredi d'epoca: legno vivo, muri di pietra, travi a vista e il camino acceso.

    D'inverno si arriva in funivia o con gli sci, d'estate anche a piedi da Alagna, in circa due ore per il sentiero 205: la strada di chi, più di un secolo fa, trovava qui la sua grande sosta. E nelle giornate limpide, come prometteva la vecchia pubblicità, si vede la Capanna Regina Margherita.

    Il rifugio e le baite illuminati nella neve, sotto un cielo pieno di stelle

Fate anche voi la vostra sosta

A pranzo alla carta, a cena e per la notte in mezza pensione. Si prenota con una telefonata.